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Angel Luis Galzerano


72[MeM Febbraio 2011

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MONDO IN CASA

CANTAUTORE, chitarrista e compositore: così si definisce Angel Luis Galzerano, di origini italiane,nato quarant’anni fa in un quartiere operaio alla periferia di Montevideo. La sua è una storia di andata e ritorno: originario di una famiglia emigrata da un paesino del Salernitano alla ricerca di una sorte migliore che si rivelerà un miraggio, è diventato un immigrato scegliendo di compiere il percorso a ritroso. Dall’Uruguay è tornato nel nostro Paese provando a «mantenere lo sguardo distante e vigile allo scopo di cogliere (e magari di scrivere) ogni differenza tra la vita precedente e successiva alla mia partenza». Lo racconta in Di qui e d’altrove. Fotostoria di un’emigrazione,

edito da Compagnia delle Lettere (128 pagine, 10 euro).Solitamente si esprime con le note, componendo colonne sonore per opere teatrali e documentari, pubblicando raccolte e collaborando

con scuole e associazioni in progetti interculturali.«Come cantautore metto in musica le storie che

mi colpiscono; a volte non diventano canzoni e, senza quasi accorgermene, si sono trasformate in racconti », spiega. Quello delle migrazioni è un tema che caratterizza i suoi spettacoli: «Durante i concerti parlo spesso degli italiani in Uruguay e Argentina,dei miei parenti radicati a Campora, in provincia di Salerno. L’oblìo porta via la storia di persone morte lontane dal luogo che le vide nascere: scriverne è come ridare alla loro memoria una nuova vita e dignità».

Lo sguardo di Galzerano si allarga dai suoi affetti fino agli italiani, che «sono stati un popolo di emigranti,ma pare se ne dimentichino quando gli emigranti di altri Paesi arrivano qui». Avendo nel su Dna lo status di immigrato, e di emigrante di seconda generazione, ha incontrato nella sua esistenza pregiudizi: «In Uruguay non mi sono mai sentito diverso dagli altri, anche se vedevo la discriminazione nei confronti di mio padre: non parlava bene lo spagnolo ed era “el tano”, l’italiano

della situazione; era preso in giro per la sua dizione imperfetta». In Uruguay e Argentina la figura dell’italiano e dello spagnolo (in arrivo dai Paesi con il numero più alto di emigranti verso le due nazioni latinoamericane) fa parte «del folklore, una specie di caricatura - riferisce Angel -. Sono coloro che non sanno bene la lingua, gesticolano troppo e sono un po’ ingenui:

proprio come vengono rappresentati nei telefilm statunitensi, anche se meno legatial cliché del mafioso».

DALL’URUGUAY, NATO DA FAMIGLIA ITALIANA, ALLA FRANCIACORTA: SEMPRE MIGRANTE

«La mia musica meticcia che parla di tante radici» LAURA BADARACCHI

«In Uruguay gli italiani erano una caricatura, qui incarno i luoghi comuni sui sudamericani» (

Angel Luis Galzerano 

STEREOTIPI CHE, purtroppo, sembrano essersi globalizzati. «Qui ho intercettato i luoghi comuni sull’America Latina: per alcuni siamo salsa, merengue,calcio, e qualche anno fa anche guerriglia,poca voglia di lavorare...». Nello stigma sociale,immigrati stranieri in Italia ed emigranti italiani all’estero appaiono due facce della stessa medaglia,«con gli stessi problemi. Cambiano i tratti somatici,il colore della pelle, ma bisogni e sofferenze sono analoghi. Perché siamo tutti impastati di dolore,passione, fragilità, necessità di essere accolti spiritualmente e materialmente». Oggi Galzerano vive in Franciacorta, tra Brescia e l’estremità meridionale del Lago d’Iseo, dove si è sentito talvolta additare come «terrone» e tuttavia si percepisce integrato,anche se ammette di essere «privilegiato,per il mestiere che faccio. In generale, i migranti sono ancora braccia da lavoro ed emergenza da gestire,a seconda se ci sono elezioni o meno in vista...».Eppure semi d’integrazione crescono nelle scuole:«Quando vado a fare incontri o laboratori sulla musica e la cultura latinoamericana, vedo i figli degli immigrati accanto ai ragazzi italiani: per loro lo stare insieme è la cosa più normale di questo mondo».La stratificazione culturale, quindi, rappresenta per l Galzerano, figlio di emigrati, una ricchezza da condividere: «Provo l’orgoglio di sapere che in me scorre sangue italiano; gli italiani sono parte di una cultura millenaria ammirata e studiata in tutto il mondo. Dalle mie radici ho ereditato anche il legame con la terra, dato che i miei genitori provenivano da una realtà agricola, e la voglia di non arrendersi nelle situazioni più avverse. Ora sto scoprendo la musica del Sud». Sull’altro fronte, quello dell’immigrato nel nostro Paese, confida che proprio arrivando nella Penisola ha scoperto che «ero anche latinoamericano. Sembra paradossale, ma l’Uruguay è forse il Paese meno latinoamericano, l’unico senza popolazione indigena e méta di grandi migrazioni da Italia e Spagna». Valorizzare questo aspetto della sua vita ha permesso all’artista di scovare «un infinito patrimonio musicale da cui attingere,da quello popolare a quello mediterraneo, fino alla musica d’autore spagnola, italiana, francese ed ebraica. Vorrei che nelle mie canzoni tutti questi elementi si incontrassero: troverei poco interessante fare un disco solo di tango o di bossa nova...».(per saperne di più: www.angelgalzerano.com).

MONDO IN CASA

L’esperienza

Il cosiddetto «sciopero» degli immigrati, caratterizzato nel 2010 dallo slogan «Un giorno senza di noi», diventa un concorso letterario. In preparazione alla seconda edizione della manifestazione,in programma il 1° marzo, la casa editrice Compagnia delle Lettere ha invitato scrittori e giornalisti,professionisti o dilettanti, italiani e stranieri a inviare testi «sul concetto di mixité e sulla necessità di andare oltre le parole che dividono per trovarne altre, nuove, che uniscano». Una selezione degli elaborati sarà pubblicata in un volume, disponibile dalla vigilia del 1° marzo.Nata «con la vocazione alla letteratura della migrazione», la casa editrice dà spazio nel suo catalogo ad autori stranieri trapiantati nel nostro Paese (come Angel Luis Galzerano)«che hanno scelto l’italiano per esprimersi: apportano nuova linfa alla nostra lingua madre e la creolizzano», riferisce Silvia De Marchi, anima di questa sfida coraggiosa in ambito editoriale. Che precisa come per gli immigrati «la lingua dell’ospite è radice esile, perché non propria, non intima, eppure.

                                                ANGEL GALZERANO 

  RIJIWHIU

                     L’EDITORE CHE DÀ VOCEAI NUOVI ITALIANI

«Eppure, quando organizzo laboratori nelle scuole, nei bimbi vedo semi di integrazione» (

G

IINDIO


Il nome“indio”
dato in spagnolo ai nativi, si deve a Cristoforo Colombo perche lo scopritore dell’America in un primo momento ritenne di essere alle Indie e non ad un nuovo continente

Non meno di dieci etnie o popoli indigeni – nel caso del Cile – e a volte anche più di 60 – come nel Messico – vivono oggi in ogni paese dell'America Latina. A volte una stessa etnia abita in più di una nazione come i Quechua della Cordigliera delle Ande o i Maya in Centro America, dato che le loro aree di occupazione originali erano molto più ampie dei limiti geografici imposti dai paesi attuali.

I paesi con la percentuale più alta di indigeni rispetto alla propria popolazione, secondo dati dell'inizio di questa decada, sono la Bolivia con il 66%, Guatemala con il 39,5% e Panama con il 10%. In numeri assoluti invece, il Messico ha il primato con 7,6 milioni di indigeni, seguito dalla Bolivia con circa 5,5 milioni e il Guatemala con 4,5 milioni.

Secondo una delle teorie più accreditate, gli indigeni latinoamericani discendono da popoli cacciatori siberiani, che hanno attraversato lo stretto di Bering più di 10.000 anni fa. Una delle civilizzazioni più antiche scoperte in America Latina è quella di Caral, in Perù, le cui origini risalgono al 3000 a.C. Quando gli spagnoli arrivarono in America, i Maya, gli Aztechi e gli Incas, erano i popoli più importanti, ma ce ne erano molti altri.

Per quanto riguarda la situazione attuale, la Commissione Economica per America Latina (CEPAL) ha potuto costatare che, “ l'informazione su questi popoli, sebbene sia frammentata, mostra una maggiore presenza della povertà, un reddito inferiore, una minor alfabetizzazione, meno speranza di vita, maggior mortalità infantile e materna, così come un accesso minore ai servizi sanitari e all'acqua potabile”.

Tuttavia, essi sono gli abitanti originari di questa terra ...

C'è da sperare che il Bicentenario dell'Indipendenza dalla Spagna, che si celebra in questi anni in America Latina, aiuti alla riflessione a questo proposito.

Quelli indicati di seguito sono alcuni dei più importanti popoli indigeni dell’America Latina:

aymaraAYMARA: vivono principalmente nella Cordigliera delle Ande, in Bolivia, ma ci sono anche comunità nel nord del Cile e dell'Argentina. Oggigiorno si parla di due milioni di Aymara. Si tratta di un popolo che è stato conquistato dagli Incas e che tra il 400 e il 1000 a.C. dominava un impero che occupava sia il nord del Cile che dell'Argentina, e la cui capitale era Tiahuanaco (Bolivia).

QUECHUA (Inca): è sbagliato, secondo numerosi storici, parlare di popoli incas. L'Inca era il re, figlio del Sole, mentre il popolo era il Quechua. La lingua quechua, a sua volta, è una derivazione dell'aymara. L'impero Inca arrivò al massimo splendore nel XVI secolo, estendendosi dalla Colombia fino alla parte centrale del Cile e dell'Argentina, limitato però alle regioni circostanti la cordigliera delle Ande. La sua capitale era Cuzco (Perù). Attualmente il popolo quechua vive ancora nella Cordigliera delle Ande, principalmente in Bolivia, Perù e Ecuador, ma ci sono comunità anche in Cile e Argentina. Si parla di una cifra intorno ai dodici milioni di persone.

chichenitza01MAYA: la cultura Maya si è sviluppata tra il 1500 a.C. fino al 900 d. C. e ha occupato l'attuale stato messicano dello Yucatan, il Guatemala e in parte l'Honduras e il Belize. Costituì uno dei popoli più importanti nell'epoca precolombiana. La sua lingua e la sua scrittura erano molto ricche. Scrissero testi di medicina, storia e botanica. Svilupparono sia l'astronomia che la matematica e elaborarono un proprio calendario. Quando arrivarono gli spagnoli, molte città erano già state abbandonate.  Le piramidi ancora conservate in luoghi come Chichén-Itzá e Palenque (Messico), Tikal (Guatemala) e Copán (Honduras), erano luoghi sacri che mostrano l'imponente architettura di cui erano capaci. Si calcola che i loro discendenti sono, adesso, circa sette milioni di persone, che vivono soprattutto nel Chiapas (Messico) e nel Quiché (Guatemala). Rigoberta Menchú, indigena maya del Guatemala, ha ricevuto il Premio Nobel per la Pace nel 1992 per la difesa dei diritti dei suoi fratelli nativi.(Foto: Chichen Itza)

aztecasAZTECA (Mexica): provenienti da una città del nord del Messico, Aztlán, i Mexica fondarono la loro capitale, Tenochtitlán, all'inizio del XIV secolo, al centro di un lago. Secondo la leggenda elessero questo luogo perché ricevettero un segnale dagli Dei: un aquila e un serpente che lottavano sopra un'opunzia. All'inizio del XVI secolo, quando arrivarono gli spagnoli, gli Aztechi avevano costituito un impero e la capitale aveva circa 250.000 abitanti. Gli spagnoli provarono a distruggere la cultura azteca e i propri riti, costruendo per esempio chiese sui loro templi. Si conservano ancora codici e poesie, così come numerose parole che oggi sono parte della lingua spagnola, come chocolate (cioccolato) e tomate (pomodoro). I discendenti diretti degli Aztechi vivono attualmente in ampie zone del Messico, mantenendo viva la lingua náhuatl, che parlano quasi due milioni di persone.(Foto: calendario azteca)

mapucheMAPUCHE (Araucano): nel XVI secolo, quando gli spagnoli arrivarono nelle loro terre, i Mapuche (mapu= uomo, che=terra) abitavano il sud del Cile e il sud-est dell'Argentina. La loro autonomia è rimasta tale fino al XIX secolo quando furono dominati con la forza dai governi del Cile e dell'Argentina. Così furono costretti a lasciare le loro terre ed a stabilirsi nelle zone aride della Cordigliera delle Ande. Oggigiorno i Mapuche sono poco più di un milione in entrambi i paesi. La loro cultura è intimamente legata alla terra e si trasmette principalmente per via orale. (Foto sinistra: donna e bambino mapuche).

yanomamiYANOMAMI: è una delle comunità indigene isolate più numerosa dell'America Latina. Vivono nella foresta amazzonica del Brasile e del Venezuela. Sono nomadi, si muovono con una certa frequenza e lo fanno sempre in comunità, alla ricerca di terra fertile. Tra le loro tradizioni più curiose ce n'è una simile al cannibalismo: mangiano le ceneri dei loro morti per re-incorporarli alla comunità. Si calcola che oggi la popolazione Yanomami arriva a 32.000 individui che occupano una zona estesa (più di 17 milioni di ettari dell'Amazzonia in entrambi i paesi). I cercatori d'oro, che hanno già provocato alcune mattanze di Yanomami, minacciano di continuo la loro sopravvivenza, contaminando l'acqua dei fiumi con il mercurio e trasmettendo malattie sconosciute dagli indigeni.(Foto destra: bambini yanomami)

guaranies2GUARANI: nome dato dagli spagnoli a questa etnia per il grido che usavano di frequente per affrontare i nemici : guará-ny che significa “combattiamoli”. Originariamente erano popoli provenienti dall'Amazzonia in cerca di nuove terre. Occupano attualmente intere regioni del Paraguay, l'est della Bolivia, il sud del Brasile (Mato Grosso) e il nord-est dell'Argentina. La popolazione attuale si stima consistere in due milioni di persone sebbene la lingua sia parlata da 12 milioni. In Paraguay il guaranì è la lingua ufficiale insieme al castigliano.(Foto sinistra: uomo guarani)

GARIFUNA: la storia dei Garifuna inizia prima del XVII secolo nell'isola caraibica di St. Vincent. Lì viveva la tribù degli Arahuaca,che sembra venisse dal nord dell’America del Sud’.garifuna Un altro popolo, i Kalipuna, invase l'isola. Gli uomini Arahuaca furono uccisi mentre le donne furono risparmiate per essere prese come spose. I Garifuna, che in lingua indigena significa “la gente che mangia iucca”, furono chiamati dagli spagnoli “i caraibici neri” perché unirono la loro etnia con le popolazioni degli schiavi neri che erano portati in America dall'Africa. Oggi i Garifuna vivono in circa 43 comunità diffuse in Nicaragua, Honduras e Belize. In Honduras si calcola che vivono circa 98.000 Garifuna.(Foto destra: Garifuna)

 

TAINO: è un sottogruppo degli Arahuaca che, al momento dell’arrivo degli spagnoli, vivevano nelle attuali isole di Cuba, Haiti e Porto Rico. Popolo pacifico e di agricoltori, per i tessuti usava il cotone, che cresceva naturalmente. Attirarono l'attenzione dei conquistatori per che amavano aspirare il fumo che veniva prodotto da un rotolo di foglie che essi chiamavano “tabacco” e che posizionavano all’estremo di una piccola canna vuota. Nel Caraibi ancora si possono trovare gli eredi di questo popolo

CARIBE (Caraibi): furono un importante popolo precolombiano dell'America Precolombiana, non solo per l'elevato numero di tribù che lo componeva, ma per il suo marcato carattere espansionistico. Erano originari delle Antille. Si espansero sulle coste del nord della Colombia, Venezuela, Guyana, Brasile e apparentemente fino alle regioni andine. Le prime cronache li descrissero come un popolo aggressivo e praticante dell’antropofagia. I conquistatori chiamarono questa condotta: “caraibilismo”, finchè non si è evoluto in “cannibalismo”. Erano esperti naviganti e costruttori di canoe leggere. Se sono mescolati con tanti altri popoli della regione.

(Traduzione a cura di Mara Rosatelli)

 18 FEBBRAIO 2010

Murió Ariel Ramírez

Il musicista argentino Ariel Ramirez, compositore della celebre “Misa Criolla”, è morto a Buenos Aires all’età di 88 anni. La “Misa Criolla” è di gran lunga la sua composizione più conosciuta: è una messa per tenore, coro misto, percussioni, tastiera e strumenti andini. Splendida sintesi tra musica sacra, popolare e folklorica, la “Misa Criolla”, che è stata composta nel 1963, è unica nel suo genere: in essa i ritmi e la tradizione  ispanoamericana si intrecciano con i temi della tradizionale messa  religiosa. Il 1964 fu un anno particolarmente significativo nel percorso compositivo di Ramirez. Per Natale, infatti, venne rappresentata per la prima volta la “Misa Criolla”, avvenimento che diede inizio ad uno dei periodi più brillanti del suo lavoro creativo con la realizzazione di opere come “Navidad Nuestra“, “Los Caudillos”,Mujeres Argentinas” e “Cantata Sudamericana“, tutte scritte con il poeta Felix Luna.

La carriera internazionale di Ramirez continuò ininterrottamente portando la sua arte negli altri paesi sudamericani come il Brasile, l’Ecuador, la Colombia, il Venezuela, il Messico e l’Uruguay. Nel 1967 intraprese il primo tour della “Misa Criolla” nel continente europeo: Mercedes Sosa, Chito Cevallos e Carlos Amaya fecero parte della delegazione che tenne recital in Germania, Olanda, Belgio e Svizzera. Il tour si concluse a Roma, con un’audizione alla Radio Vaticana ed un’udienza privata con il Papa Paolo VI a cui fu donato il disco della “Misa Criolla”.

 L'Argentina piange Mercedes Sosa

L'artista simbolo della resistenza è morta a

 Buenos Aires a 74 anni-Ottobre 2009-

La camera ardente allestita nel salone del Congresso


"cantora popular" di lotta e libertà di RITA CELI

MERCEDES Sosa, la "cantora popular" simbolo della lotta contro la dittatura e per i diritti civili in Argentina, è morta oggi all'età di 74 anni. Lo hanno reso noto fonti della sua famiglia annunciando che la camera ardente per rendere omaggio all'artista sarà allestita nel "Salone dei Passi perduti" al Congresso argentino.

"Nella giornata di oggi, nella città di Buenos Aires, comunichiamo che la signora Mercedes Sosa, la più grande artista della musica popolare latinoamericana, ci ha lasciato", si legge sulla homepage del sito ufficiale
dedicato alla cantante. Mercedes Sosa era stata ricoverata il mese scorso in un ospedale della capitale argentina a causa di una disfunzione renale.

In 60 anni di carriera, si legge ancora, ha attraversato diversi Paesi nel mondo, condiviso la scena con prestigiosi artisti e lascia un'enorme eredità artistica. "Adios" si legge in uno dei tantissimi messaggi lasciati sul sito, "Il mondo non è giusto", "Negra querida, la tua voce ci seguirà cantando".

Nata da una famiglia povera a San Miguel de Tucumán il 9 luglio del 1935, Haydé Mercedes Sosa inizia la sua carriera artistica giovanissima, appassionandosi presto alla canzone popolare. Arrivata al successo negli anni Sessanta, nel 1967 si esibisce in una lunga tournée che la porta negli Stati Uniti, Russia ed Europa.

Nel 1971 pubblica "La voz de Mercedes Sosa" e "Homenaje a Violeta Parra", in cui canta numerose canzoni della famosa cantante cilena, fra cui la celeberrima "Gracias a la vida". Nel 1972, nonostante gli attacchi dei militari, esce "Hasta la victoria", un album con canzoni di chiaro contenuto sociale e politico e "Cantata Sudamericana" con musica di Ariel Ramírez e versi di Félix Luna.
Considerata uno dei simboli della resistenza alla dittature del continente, dopo il golpe militare del 1976 la sua musica di denuncia inizia a essere invisa ai militari: dapprima è vittima della censura, le impediscono di pubblicare dischi, viene arrestata durante un concerto a La Plata e infine, nel 1979, è costretta all'esilio a Parigi e l'anno dopo a Madrid. Durante quel periodo dedica molti brani alla sua patria e alla speranza di cambiamento e di pace e democrazia per gli argentini, come "Todo cambia" e "Solo le pido a Dios", che diventerà l'inno delle nuove generazioni alla libertà riconquistata.
Torna in Argentina il 18 febbraio del 1982, alla vigilia della caduta del regime, e si esibisce in una serie di concerti a Buenos Aires che vengono registrati e pubblicati. Il successo discografico e il documentario dal titolo "Como un pájaro libre" coincidono con il ritorno della democrazia nel suo Paese. Da allora non ha mai smesso di cantare, esibirsi anche all'estero, arricchendo la sua discografia. Nel suo vasto repertorio ha interpretato e collaborato con poeti cileni quali Víctor Jara, Pablo Neruda, il cubano Ignacio Villa e Atahualpa Yupanqui, considerato il più importante esponente della musica folk argentina.

Il suo ultimo lavoro, uscito nei mesi scorsi, è "Cantora - Un viaje intimo", un album doppio di duetti in cui Mercedes è affiancata dai principali artisti del Sudamerica, fra cui Shakira, Lila Downs, Gustavo Cerati, Marcela Morelo, Jorge Drexler, Gustavo Santaolalla, Julieta Venegas, Caetano Veloso e molti altri. Il cd è in corsa per i
Latin Grammy Awards, i prestigiosi riconoscimenti della musica latinoamericana, che saranno consegnati il 5 novembre a Las Vegas. Mercedes Sosa ha conquistato diversi Latin Grammy sin dalla prima edizione, nel 2000, e poi nel 2003 e nel 2006. Quest'anno "Cantora 1" è candidato nelle categorie miglior album dell'anno e miglior album folk.


(4 ottobre 2009)

MERCEDES

 OLTREMARE.htm Racconti di  Viaggi di Algel Galzerano

 

 

 

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