America Latina

Organizzazione degli Stati Americani

Lobo difeso da Usa e alleati

Con la generica e accomodante Declaración de Lima si è chiusa l'8 giugno, nella capitale peruviana, la quarantesima Assemblea Generale dell'Oea. Nel corso dei lavori era stato affrontato il tema della corsa agli armamenti nella regione, ma il documento finale si limita a sottolineare la necessità di "promuovere un ambiente propizio" affinché si destinino meno soldi all'acquisto di armi e maggiori risorse allo sviluppo. L'Ecuador aveva presentato una mozione di condanna dell'attacco israeliano alle navi pacifiste dirette a Gaza, ma a favore si sono espressi soltanto dieci paesi (su 33 partecipanti). E' stata invece approvata per acclamazione una risoluzione di sostegno alla posizione argentina sulle Isole Malvinas, che ribadisce la necessità di una ripresa delle trattative tra Londra e Buenos Aires. Il problema più scottante era però quello dell'Honduras, con le sue continue violazioni dei diritti umani: Stati Uniti, Perú, Colombia e paesi centroamericani (con l'eccezione del Nicaragua) hanno difeso il regime di Porfirio Lobo e si sono detti favorevoli a un rientro immediato di Tegucigalpa nell'Oea. Dopo una lunga riunione a porte chiuse è stata decisa la creazione di una Commissione - i cui membri saranno nominati dal segretario generale Insulza - con il compito di pronunciarsi sull'argomento entro il 30 luglio. (8/6/2010)

Nella foto: il segretario generale dell'Oea, Insulza.

Argentina

 

Mare di folla per il bicentenario

I festeggiamenti per i duecento anni della Revolución de Mayo hanno avuto il loro culmine il 25 maggio in una grande sfilata di carri allegorici, che ricostruivano i momenti salienti della storia nazionale. Una folla immensa, calcolata in oltre due milioni di persone, assisteva allo spettacolo. Sul palco, accanto alla presidente Fernández, delegazioni di diversi paesi del mondo. La grande partecipazione popolare ai festeggiamenti ha costituito un indubbio successo per il governo e una prova di vitalità per la democrazia argentina: tra le tappe di grande importanza simbolica rappresentate nella sfilata non mancava infatti il riferimento alla lotta delle Madres de Plaza de Mayo, esempio di dignità e coraggio nel periodo più buio del paese. In precedenza Cristina Fernández aveva inaugurato, alla presenza di numerosi capi di Stato della regione (tra gli invitati anche il deposto presidente dell'Honduras, Manuel Zelaya), la Galería de los Patriotas Latinoamericanos: da Simón Bolívar al Che Guevara, da Perón a Evita, da Lázaro Cárdenas a Salvador Allende, da Sandino a Farabundo Martí. Una galleria che inserisce i protagonisti della storia argentina nella più vasta realtà latinoamericana.

IN CARCERE ANCHE MARTINEZ DE HOZ. Anche per José Alfredo Martínez de Hoz, ministro dell'Economia della dittatura, è venuto il momento del carcere. La sua richiesta di arresti domiciliari è stata respinta dalla magistratura e il 20 maggio l'ex uomo forte di Videla, in precarie condizioni di salute, è stato ricoverato nell'ospedale del penitenziario di Ezeiza: è accusato del sequestro, nel 1976, dell'imprenditore Federico Gutheim e del figlio Miguel, obbligati in cella a rinegoziare un contratto con alcuni commercianti stranieri. Il rinvio a giudizio di Martínez de Hoz era stato reso possibile da una sentenza della Corte Suprema, che a fine aprile aveva stabilito l'incostituzionalità dell'indulto di cui aveva beneficiato nel 1990 grazie all'allora presidente Menem. (25/5/2010)

Nella foto: la presidente Cristina Fernández saluta la folla durante le celebrazioni del bicentenario. Sull'Argentina vi segnaliamo il manifesto del 22 maggio.

"El otro Bicentenario"

Bajo tortura, ex dueña traspasó Papel Prensa a La Nación, Clarín y La Razón

Bolivia

Morales minaccia di espellere l'Usaid

Quattro giorni prima l'inviato di Washington, Arturo Valenzuela, si era incontrato a La Paz con il ministro degli Esteri boliviano David Choquehuanca. Sembrava la premessa per un riavvicinamento, dopo quasi due anni di tensione seguiti all'espulsione dei rispettivi ambasciatori. Ma il pieno ristabilimento dei rapporti diplomatici è ancora lontano: il 5 giugno, inaugurando il congresso dei cocaleros del Chapare, Evo Morales ha definito una "provocazione" il conferimento di un importante incarico nella principale agenzia di cooperazione statunitense, la Usaid (United States Agency for International Development), a Mark Feierstein, che fu consigliere elettorale dell'ex presidente Sánchez de Lozada. Morales si è anche lamentato per i finanziamenti concessi dall'agenzia a ong legate all'opposizione di destra: se la Usaid continua a lavorare in questo modo, ha detto, "non mi tremerà la mano nel decidere di espellerla, perché abbiamo la nostra dignità, siamo un paese sovrano e non permetteremo nessuna ingerenza".

ARRESTI DOMICILIARI PER L'UOMO CHE CATTURO' IL CHE. L'ex generale Gary Prado Salmón, che nel 1967 catturò il Che Guevara, è finito agli arresti domiciliari su mandato della giudice Betty Yañíquez: è accusato di legami con il gruppo terrorista diretto dall'ungaro-boliviano Eduardo Rózsa Flores, morto nell'aprile 2009 in uno scontro con le forze di sicurezza. Le indagini su Rózsa, che intendeva assassinare il presidente Morales e altri esponenti del governo di La Paz, hanno portato alla luce collegamenti con politici e imprenditori della zona di Santa Cruz e con organizzazioni di estrema destra latinoamericane. Oltre a Gary Prado, che negli anni Ottanta rimase paralizzato per un colpo d'arma da fuoco durante un tentativo di golpe, sono stati arrestati Ronald Castedo, ex dirigente della Cooperativa Telefónica de Santa Cruz, e Juan Carlos Santiesteban, leader dellaFalange Socialista Boliviana. (6/6/2010)

Nella foto: l'incontro a La Paz tra Arturo Valenzuela e il ministro degli Esteri boliviano David Choquehuanca.

   

  Brasile

 

   

Mediazione di Lula sul nucleare iraniano

Avrebbe potuto essere una svolta nella questione del nucleare iraniano: il 17 maggio a Teheran il presidente brasiliano Lula e il premier turco Erdogan avevano convinto il governo di Ahmadinejad ad accettare l'arricchimento dell'uranio all'estero. In precedenza Lula era passato da Mosca, dove aveva ottenuto il sostegno del presidente Medvedev al suo tentativo di mediazione. L'accordo ha suscitato però la reazione stizzita degli Stati Uniti, che hanno subito rinnovato al Consiglio di Sicurezza dell'Onu la richiesta di sanzioni all'Iran: una dimostrazione del malumore della grande potenza di fronte alle iniziative di paesi "minori". "E' come se Obama avesse perso il controllo della situazione e Brasile e Turchia passassero a guidare il canale diplomatico", sostiene l'analista statunitense Flynt Leverett, della New America Foundation, su O Globo del 19 maggio.

Brasilia non ha nascosto il suo malcontento per l'atteggiamento negativo di Washington: "Ignorare l'accordo - afferma il ministro degli Esteri Celso Amorim, sul quotidiano O Estado de São Paulo del 19 maggio - significa disprezzare la ricerca di una soluzione pacifica e negoziata" con Teheran. Ma anche se la mediazione di Lula è destinata forse al fallimento, resta la realtà di una diplomazia che negli ultimi mesi ha guadagnato consensi in Medio Oriente e ha dato vita a un'inedita alleanza con la Turchia, confermando sempre più il suo respiro mondiale. (19/5/2010)

Nella foto: il presidente Lula insieme ad Ahmadinejad ed Erdogan.

Desalojo compulsivo de favelas resucita fantasmas

 

 

Colombia

Il delfino di Uribe vince il primo round

I sondaggi sulle presidenziali del 30 maggio si sono rivelati del tutto sbagliati. Pronosticavano un testa a testa tra i due principali candidati, il delfino di Uribe Juan Manuel Santos e il matematico di origini lituane Antanas Mockus, del Partido Verde: invece Santos si è piazzato al primo posto con il 46% dei suffragi, contro il 21% del suo avversario. Un distacco che appare incolmabile, anche se l'ultima parola verrà detta con il ballottaggio del 20 giugno. Al terzo posto, a sorpresa, Germán Vargas Lleras, di Cambio Radical (destra), con il 10%, seguito da vicino dal candidato del Polo Democrático, Gustavo Petro (9%). Quasi scomparse le tradizionali forze politiche colombiane, che dal 1850 al 2002 si erano alternate al potere: conservatori e liberali hanno raccolto insieme solo il 10%. In linea con il passato, invece, la forte astensione: più della metà degli elettori ha disertato le urne.

All'indomani del voto sono iniziate le analisi: secondo lo stesso Mockus, le inchieste hanno clamorosamente fallito perché hanno preso in esame solo la realtà urbana, trascurando le campagne dove Santos gode di forti consensi (e dove è più facile per i paramilitari esercitare pressioni e minacce sui votanti). Il "fenomeno Mockus" è stato fittizio e mediatico, ha detto dal canto suo la senatrice liberale Piedad Córdoba. E l'esponente del Polo Carlos Lozano ha attribuito il deludente risultato del candidato verde "alle sue incoerenze". E' un fatto che la proposta politica di Mockus non si discosta da quella di Santos se non per l'aspetto formale: fa appello alla legalità e alla trasparenza, ma sostiene il libero mercato e il Tlc con gli Stati Uniti e non si oppone alla concessione di basi alle truppe Usa e alla politica di "sicurezza democratica" contro la guerriglia. E proprio qui sta la contraddizione, spiega il politologo Fernando Giraldo a Página/12: "Il messaggio di Mockus è che gli piace la democrazia, ma che si può civettare con l'autoritarismo. E' il lato paradossale della società colombiana: Uribe ci risolve il problema delle Farc, allora gli perdoniamo la corruzione, le uccisioni di sindacalisti, la parapolitica, lo spionaggio alle ong, ai politici e alle organizzazioni per i diritti umani".

Juan Manuel Santos è stato l'esecutore più fedele della politica uribista: quando era ministro della Difesa, l'esercito assassinò oltre duemila giovani presentandoli poi come "guerriglieri caduti in combattimento" (i cosiddetti "falsi positivi"). Nel 2008 Santos diresse il bombardamento di un accampamento delle Farc in territorio ecuadoriano, un'azione che portò alla rottura delle relazioni diplomatiche con Quito. E favorì le intercettazioni illegali effettuate dai servizi segreti ai danni di oppositori e di diplomatici stranieri. Sul suo risultato al primo turno non ha influito neppure l'ultimo grosso scandalo che ha colpito la famiglia Uribe: l'ex ufficiale di polizia Juan Carlos Meneses Quintero ha accusato il fratello del capo dello Stato, Santiago, di aver creato negli anni Novanta una struttura squadristica che si rese responsabile di numerosi omicidi nel dipartimento di Antioquia. Lo stesso Alvaro Uribe, allora senatore, avrebbe coperto queste attività criminose. La testimonianza di Meneses Quintero è stata resa a Buenos Aires, davanti a rappresentanti di organizzazioni internazionali per i diritti umani. Gli squadroni della morte intanto continuano ad agire indisturbati: il 18 maggio Rogelio Martínez, esponente delMovimiento Nacional de Víctimas de Crímenes de Estado, è stato assassinato nel dipartimento di Sucre da un gruppo di uomini incappucciati e vestiti di nero. Martínez si batteva per il ritorno di una cinquantina di famiglie costrette ad abbandonare le loro case dalla violenza dei paramilitari. Cinque giorni dopo è stata la volta di Alexander Quintero, ucciso da ignoti killer a Santander de Quilichao, nel dipartimento del Cauca. Quintero aveva ricevuto minacce per la sua coraggiosa battaglia a favore delle vittime del massacro dell'Alto Naya, dove nell'aprile del 2001 paramilitari delle Auc, con il sostegno dell'esercito, provocarono la morte di oltre cento persone e la scomparsa di altre sessanta. (31/5/2010)

Nella foto: il candidato verde Antanas Mockus. Sull'argomento vi segnaliamo il manifesto del 30 maggio e del 1° giugno.

Uribismo: quién gana y quién pierde

"El narcotráfico nos ha costado mucho"

"Uribe y Santos saben que entre ganar o perder está la diferencia de ser libres o ir presos"

Uruguay

 

Il Frente Amplio perde consensi

A Montevideo le consultazioni del 9 maggio hanno riconfermato l'egemonia ventennale del Frente Amplio. Per la prima volta a guidare il dipartimento, dove risiede la metà degli uruguayani, è stata eletta una donna, Ana Olivera, docente di Letteratura e membro in gioventù del movimento tupamaro. Il Frente ha vinto anche nei dipartimenti di Canelones, Maldonado, Rocha e Artigas. Nel complesso, però, la coalizione di governo ha registrato un notevole calo di consensi rispetto alle precedenti amministrative del 2005: i risultati definitivi dello scrutinio, giunti con estrema lentezza, attribuiscono dodici dipartimenti al Partido Nacional e due al Partido Colorado. In sensibile aumento la percentuale di voti bianchi o nulli. Moltissime le schede bianche anche per l'elezione di sindaci e consiglieri comunali (il decentramento rappresentava una novità di queste consultazioni): gli elettori sono apparsi impreparati e poco interessati e in molti casi hanno preferito non esprimere il proprio voto. (16/5/2010)

Nella foto: la nuova intendenta di Montevideo, Ana Olivera, mentre depone il suo voto nell'urna.

Elecciones municipales: el sistema hace agua

 

Haiti

 

Le piogge aggravano la situazione

La stagione delle piogge era attesa per fine febbraio, ma è giunta in anticipo complicando ulteriormente le già drammatiche condizioni di vita dei senzatetto. All'alba dell'11 febbraio è caduto il primo acquazzone, preannunciando quella che sarà la situazione nelle prossime settimane: torrenti di fango e di rifiuti che scorrono nelle strade minacciando un'emergenza sanitaria. Al termine della pioggia, migliaia di persone si sono radunate di fronte al Palazzo Nazionale per lanciare grida ostili contro il presidente Préval, accusato di inefficienza. Cercando di rispondere alla protesta montante, René Préval ha presieduto il giorno dopo, 12 febbraio, una delle tante cerimonie previste a un mese dalla catastrofe. Vestito di bianco come gran parte delle centinaia di migliaia di persone che affollavano il Campo di Marte, si è sforzato di infondere coraggio: "Haiti non morirà, Haiti non deve morire", ha detto. Ma per gli abitanti sarà difficile dimenticare il lungo silenzio del capo dello Stato dopo il sisma. 

L'ultimo bilancio del terremoto è già arrivato all'agghiacciante cifra di 230.000 morti e 300.000 feriti. A Quito il vertice straordinario dell'Unasur ha deciso di creare un fondo comune di cento milioni di dollari per finanziare opere di ricostruzione e di chiedere al Banco Interamericano de Desarrollo un prestito fino a duecento milioni di dollari, pagabile a lungo termine e con interesse minimo, garantito dalla stessa Unasur. Fidel Castro ha annunciato che più di mille medici e studenti degli ultimi anni, provenienti dall'America Latina e preparati a Cuba, e decine di ospedali da campo donati dal Venezuela sono a disposizione delle nazioni che vogliano cooperare con Haiti.

Ma accanto a chi esprime solidarietà c'è chi specula sulla distruzione e la morte. L'Organizzazione Mondiale della Sanità ha sospeso l'invio di farmaci ad alcune cliniche private e organizzazioni non governative: a quanto si è appreso, facevano pagare ai pazienti quelle stesse medicine ricevute gratuitamente. E a Pétionville, sobborgo di Port-au-Prince, centinaia di manifestanti hanno accusato l'amministratrice locale Lydie Parent di corruzione e accaparramento di alimenti.

Intanto gli Stati Uniti hanno chiarito, una volta di più, la loro intenzione di non andarsene tanto presto. "Resteremo ad Haiti fino a quando saremo necessari", ha affermato il 6 febbraio il colonnello Gregory Kane, a capo del contingente di 20.000 uomini inviato da Washington. Parole destinate a confermare le preoccupazioni di quei paesi, dalla Bolivia al Venezuela, dall'Ecuador al Nicaragua, che parlano di occupazione mascherata da soccorso umanitario. Sull'argomento è intervenuto il 16 febbraio il ministro degli Esteri brasiliano Celso Amorim: "Una volta terminati i lavori d'emergenza - ha detto - la cosa migliore è che rimangano solo le forze dell'Onu". E ha aggiunto che "la sfida è quella di dare una grossa mano, senza però intervenire".

La massiccia presenza nordamericana non piace probabilmente neppure a Parigi. Nicolas Sarkozy, giunto a Port-au-Prince il 17 febbraio per una breve visita, la prima di un presidente francese alla ex colonia, ha preannunciato aiuti per 326 milioni di euro (somma che comprende l'annullamento del debito di 56 milioni), ha promesso che "la Francia sarà all'altezza delle sue responsabilità, della sua storia condivisa e della sua amicizia con Haiti" e ha poi sottolineato che tocca "agli haitiani definire per primi un vero progetto nazionale" dopo la tragedia. (17/2/2010)

Nella foto: una dottoressa cubana

Messico

Sequestrato esponente del partito di governo

In un paese pur abituato da anni agli omicidi e alla violenza, il sequestro di Diego Fernández de Cevallos ha colpito fortemente l'opinione pubblica. Fernández de Cevallos, che nel 1994 fu candidato presidenziale per il Pan, è scomparso la sera del 14 maggio nei pressi della sua casa di campagna, nello Stato del Queretaro. Una settimana dopo una sua foto è stata diffusa da Milenio Tv, che l'avrebbe ricevuta da una e-mail anonima: il rapito appare privo di camicia e con gli occhi bendati. Sulla sua sparizione la Procura Generale ha deciso di interrompere le indagini, accettando una richiesta della famiglia che spera così di facilitare un contatto con i sequestratori. Sull'identità di questi ultimi non si sa nulla: si pensa alla criminalità organizzata, ma anche a faide interne al partito di governo.

Diego Fernández è stato un personaggio di primo piano nella recente storia messicana: il suo intervento fu decisivo nel legittimare l'ascesa al potere nel 1988 di Carlos Salinas de Gortari, eletto presidente solo grazie ai brogli ai danni dell'avversario Cuauhtémoc Cárdenas. Dopo il voto, Fernández si batté per impedire il ricontrollo delle schede e perché tutta la documentazione venisse distrutta, così da far sparire ogni traccia. Ripeté il copione nel 2006, nelle consultazioni che videro la contestata vittoria di Felipe Calderón.

La scomparsa di Fernández de Cevallos ha coinciso con l'assassinio di José Mario Guajardo, candidato del Pan alla carica di sindaco di Valle Hermoso, nel settentrionale Stato di Tamaulipas. Guajardo, che aveva ricevuto minacce dal narcotraffico, è stato ucciso da due sicari insieme al figlio e all'autista. Anche nello Stato di Oaxaca continuano le violenze: dopo l'assalto del 27 aprile a una carovana umanitaria diretta a San Juan Copala, il 20 maggio quattro uomini armati hanno assassinato Timoteo Alejandro Ramírez, leader del Movimiento de Unificación y Lucha Triqui Independiente, e la moglie Cleriberta Castro. Il duplice omicidio - ha detto Jorge Albino Ortiz, della Commissione per i Diritti Umani di San Juan Copala - è un nuovo segnale dell'intenzione del governatore Ulises Ruiz di militarizzare la regione, per contrastare il progetto di autodeterminazione della comunità triqui.

SCARSI RISULTATI DI CALDERON A WASHINGTON. La critica alla nuova legge dell'Arizona che criminalizza gli immigrati ha rappresentato il primo argomento affrontato da Felipe Calderón, ricevuto il 19 maggio alla Casa Bianca. Ma al di là di un generico appoggio verbale da parte di Obama contro simili provvedimenti discriminatori, Calderón non può certo sperare di ottenere quest'anno dagli Usa la tanto sospirata riforma migratoria. I punti su cui i due paesi hanno concordato sono un rafforzamento del Tlcan, il Tratado de Libre Comercio de América del Norte che non si può dire positivo per l'economia messicana, e il sostegno all'illegittimo regime honduregno: Washington e Città del Messico premeranno sulle altre nazioni del continente per ottenere il ritorno di Tegucigalpa in seno all'Oea. Nel contesto del suo viaggio negli Stati Uniti, Calderón ha reso omaggio al cimitero militare di Arlington. Una scelta fortemente criticata in patria: nessun presidente messicano aveva finora visitato questo luogo, dove sono sepolti anche i soldati statunitensi che parteciparono alle aggressioni contro il Messico, privandolo di metà del suo territorio. (22/5/2010)

Nella foto: Diego Fernández de Cevallos, il politico sequestrato. Sull'argomento vi segnaliamo il manifesto del 23 maggio.

Benedicto XVI y los legionarios

Colombia

 

Paramilitari, violenza senza fine

La Macarena è un piccolo centro a duecento chilometri da Bogotá. Qui è stata rinvenuta l'anno scorso la fossa comune più grande del paese: conteneva circa duemila cadaveri. Tra questi corpi senza nome potrebbero esserci i tanti dirigenti sociali e comunitari della zona, spariti senza lasciare traccia (sono 25.000, secondo alcuni calcoli, i desaparecidos in Colombia). Sepolture analoghe, con resti di adulti e bambini, sono venute alla luce nel dipartimento meridionale di Putumayo e in quello centrale di Antioquia. Le scoperte si devono in parte alle dichiarazioni di ex paramilitari, che con le loro confessioni mirano a ottenere i benefici concessi dalla Ley de Justicia y Paz. Come riportato il 17 gennaio dal quotidiano El Tiempo, la Procura Generale stima in 150.000 il numero delle persone assassinate dai gruppi armati di estrema destra dagli anni Ottanta al 2006.

Come è noto, dopo quella data la situazione non è migliorata: lo conferma il rapporto di Human Rights Watch presentato a Bogotá il 3 febbraio. "Tra il 2003 e il 2006 la Colombia promosse un processo di smobilitazione della violenta coalizione armata Auc - afferma il documento - Secondo il governo, il processo ebbe successo e da allora hanno affermato in diverse occasioni che non ci sono più paramilitari nel paese. Tuttavia poco dopo la smobilitazione sorsero in tutta la Colombia gruppi che presero il loro posto, continuando con l'attività criminale". Il rapporto, frutto di due anni di lavoro sul campo, descrive la partecipazione di queste nuove bande armate in massacri, omicidi, stupri ed estorsioni e la costante minaccia in cui vengono tenute le comunità sotto la loro influenza.

Tra i bersagli della violenza soprattutto le popolazioni autoctone, che vedono minacciata la loro sopravvivenza fisica e culturale: lo ha detto recentemente il relatore speciale dell'Onu per i popoli indigeni, James Anaya. E il pericolo non proviene solo dai paramilitari: alla fine di gennaio un bombardamento dell'esercito nella zona di Alto Guayabal ha provocato il ferimento di quattro persone della comunità Embera Katio, tra cui un bambino di due anni.

ACCORDO TRA FARC ED ELN. Dopo un periodo di confronto armato che durava dal 2005, l'Eln (Ejército de Liberación Nacional) e le Farc (Fuerzas Armadas Revolucionarias de Colombia) hanno concordato un cessate il fuoco. I due gruppi guerriglieri hanno stabilito di battersi insieme contro l'eventualità di un terzo mandato presidenziale di Alvaro Uribe. (3/2/2010)

 

 

Paraguay

 

Libero l'allevatore, in carcere dirigenti contadini

Il gruppo armato Ejército del Pueblo Paraguayo (Epp) ha liberato il 18 gennaio l'allevatore Fidel Zavala, sequestrato oltre tre mesi prima, abbandonandolo nei pressi del dipartimento di Concepción. Per il rilascio è stato pagato un riscatto di 550.000 dollari; inoltre la settimana precedente i familiari avevano dovuto distribuire 12.000 chili di carne alla popolazione di un quartiere popolare della capitale e delle comunità indigene di Redención e Boquerón.

Dopo la liberazione di Zavala, il presidente Lugo ha annunciato il rafforzamento dei contingenti militari e di polizia incaricati della caccia ai rapitori. Ma questo non è bastato all'opposizione, che accusa il governo di debolezza e addirittura di complicità con la guerriglia (l'esponente del Partido Colorado Luis Schupp è giunto ad affermare che parte del riscatto "è finita in mano a Lugo").

L'attività delle forze di sicurezza ha già portato in carcere nove persone, tra cui Sindulfo Agüero, dirigente dell'Organización Campesina del Norte, altri militanti dell'organizzazione contadina e la funzionaria del Ministero dell'Agricoltura, Sonia Muñoz. L'avvocato Juan Martenz, della Coordinadora de Derechos Humanos del Paraguay, ha definito arbitrari gli arresti: si teme che il pretesto della lotta ai guerriglieri nasconda il tentativo di reprimere la battaglia contro il latifondo. Proprio un anno fa nel dipartimento di Concepción era stato assassinato Martín Ocampos Páez, direttore della radio comunitaria Hugua Ñandu FM, che denunciava gli abusi delle autorità di polizia al soldo dei grandi allevatori e dei narcos. Il delitto è rimasto impunito. (21/1/2010

 

Haiti

 

Ladri di bambini

La polizia di frontiera ha arrestato dieci membri dell'organizzazione battista statunitense New Life Children’s Refuge che, a bordo di un autobus, tentavano di portare nella Repubblica Dominicana 33 piccoli haitiani (dai sette mesi ai 14 anni). Un vero e proprio rapimento: i bambini, sprovvisti di documenti, non erano orfani e i genitori li stavano cercando disperatamente. Laura Silsby, una delle responsabili dell'organizzazione, ha cercato di giustificare l'accaduto con la situazione caotica del governo haitiano, di fronte alla quale "volevamo fare semplicemente quello che ci sembrava giusto". E agli occhi di questi fondamentalisti era meglio far crescere i bimbi in un sano ambiente cristiano che lasciarli alle famiglie d'origine (magari di religione vudù).

L'episodio ha rivelato un aspetto poco noto del dopo terremoto: Haiti trasformata in terra di missione. In seguito alla tragedia, scrive Kim Sengupta sul giornale inglese The Independent, sono arrivate le più svariate confessioni religiose: cristiani, ebrei, musulmani, perfino sikh, a portare aiuto, ma soprattutto a fare proseliti. Non poteva mancare Scientology, rappresentata dall'attore John Travolta atterrato con il suo jet privato. Un gruppo evangelico ha inviato ai terremotati 600 Bibbie elettroniche a energia solare e un altro ha raccomandato la purificazione attraverso il digiuno (come se gli haitiani non digiunassero già abbastanza). Del resto il telepredicatore statunitense Pat Robertson, all'indomani del sisma, aveva parlato di punizione divina contro gli abitanti, colpevoli di aver stretto un patto con il diavolo due secoli fa per ottenere la liberazione dai francesi.

I dieci cittadini statunitensi detenuti saranno rinviati a giudizio per "traffico di bambini, sequestro di minori e associazione a delinquere". Non è ancora chiaro se verranno processati ad Haiti o in patria; comunque le autorità consolari statunitensi si sono affrettate a fornir loro ogni assistenza legale. Il fenomeno della tratta di minori, già esistente prima del terremoto, si è intensificato in seguito: l'Unicef ha denunciato il 22 gennaio la scomparsa di quindici bambini dagli ospedali, avanzando il sospetto che siano stati portati all'estero. (1/2/2010)

 

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