26 ottobre 2009
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Il laptop ideato da Nicholas Negroponte |
MILANO -
Un computer per ogni bambino delle elementari. Non è la
proposta del solito paese scandinavo iper-tecnologizzato,
bensì un progetto appena realizzato in Uruguay. Nei giorni
scorsi – come riferito da
BBC - il presidente Tabaré Vàzquez ha infatti
ufficialmente consegnato gli ultimi portatili. Sono più di
360mila i bambini coinvolti, oltre a 18mila insegnanti. Lo
stato latinoamericano ha aderito in modo massiccio a One
Laptop per Child (OLPC), il programma fondato dal professore
del Mit Nicholas Negroponte per favorire l’alfabetizzazione
informatica (ma spesso l’alfabetizzazione tout court) nei
Paesi in via di sviluppo o nelle aree più remote. Era il
sogno del laptop da 100 dollari, che non è mai riuscito a
raggiungere davvero quella cifra, ma che in questi anni, tra
alti e bassi, ha conseguito comunque una serie di successi.
LAPTOP DA 260 DOLLARI -
Il programma uruguaiano (ribattezzato Plan Ceibal) è costato
260 dollari per laptop, che comprendono la manutenzione, le
riparazioni, la formazione dei maestri e le connessioni
internet. Di fatto la spesa totale rappresenta meno del 5
per cento del budget dedicato all’istruzione. Il governo di
Montevideo sta puntando molto sui laptop OLPC – noti come
XO-1 – anche in vista delle imminenti elezioni politiche, e
i toni sono ovviamente trionfalistici, ma il programma si è
scontrato con varie difficoltà, a partire dalla ritrosia di
molti insegnanti. C’è poi il problema di come connettere
questi computer, visto che l’acceso a internet in molte zone
è ancora un miraggio.
IL PROGETTO E GLI OSTACOLI -
Di ostacoli l’OLPC ne ha incontrati parecchi negli ultimi
anni. L’idea, quando venne lanciata, era tanto ambiziosa
quanto brillante: creare un portatile a basso costo
specificamente orientato all’istruzione. Ed ecco nascere gli
XO, i computer bianchi e verdi, con memoria flash al posto
dell’hard drive, il sistema operativo basato su Linux e
un’interfaccia originale e accattivante, Sugar. «Costeranno
100 dollari e ne produrremo 7 milioni», si era lanciato
Negroponte. Non è andata proprio così: oggi per costruire
uno XO (li fa la taiwanese Quanta) ci vogliono ancora 180
dollari; poi vanno aggiunti la formazione, il mantenimento e
via dicendo. A oggi ne sono stati distribuiti 1,5 milioni.
Ma il colpo di grazia sembrò arrivare con la carica dei
netbooks, i mini-laptop economici prodotti dai vari Acer,
Asus: un mercato che paradossalmente era stato aperto
proprio dall’OLPC.
GIVE ONE GET ONE -
Tant’è vero che la promozione Give One Get One – una
maratona di solidarietà che sotto Natale con 399 dollari
permetteva di comprare uno XO e di regalarne un altro a un
bambino – l’anno scorso è stata un fallimento. «Il primo
anno con Give One Get One ne abbiamo venduti 200mila. L’anno
scorso molto pochi, forse 15mila», ha commentato al Corriere
Matt Keller, direttore per la Global Advocacy dell’OLPC. «Le
ragioni sono due: la concorrenza dei netbooks e la crisi
economica».
IL MODELLO RUANDA -
Eppure, proprio mentre sulla stampa internazionale stava
crescendo la disillusione verso il sogno di Negroponte, il
progetto OLPC sembra essere ripartito di slancio. Le sue
roccaforti sono l’America Latina (dove il Perù sta imitando
l’Uruguay) e il Ruanda. In particolare il Paese africano
punta sulla tecnologia per alimentare ulteriormente la
crescita economica .
Fonte Il Corriere
della Sera.
In questo video, presentato da Negroponte, ci sono bellissime e illuminanti immagine dell’esperienza, raccontate dai bambini nella loro lingua, entro una suggestiva ambientazione del paesaggio uruguaiano.
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