Gli editoriali dei grandi quotidiani di Buenos Aires
tendono a ricordare soprattutto che Néstor Kirchner,
l'ex presidente morto ieri, fu soprattutto un uomo
che polarizzò la società, che amò gestire il potere
e che, appassionato e passionale, è morto di e per
la politica. Questo è un ritratto scritto per El
Pais di
Madrid dal giornalista e scrittore Marcelo Figueras;
le sue parole aiutano a capire le ragioni della
simpatia di cui godeva Kirchner tra gli esponenti
della cultura progressista del Paese. Potete leggere
il testo in spagnolo qui
Néstor Kirchner è stato il primo presidente
democraticamente eletto che mi ha fatto sentire che
quello che avevo sempre considerato un sogno era
possibile. Chiudere con le amnistie e favorire il
processo dei genocidi. Mettere limiti al FMI.
Favorire una Corte di Giustizia davvero indipendente
e, dunque, il contrario della Corte el faraone
Menem. Kirchner ha valorizzato e ha collaborato con
le organizzazioni per i diritti umani. E' stato un
presidente che ha rispettato le proteste popolari,
ottenendo che una polizia orgogliosa obbedisse
l'ordine di non reprimere (i suoi immediati
predecessori, Duhalde e de la Rúa, se ne andarono
lasciando dietro di sé una serie di morti). Fino
alla presidenza di Kirchner, l'Argentina era
contagiata immediatamente da qualunque crisi
economica. Le ultime crisi si sono trovate per la
prima volta un'Argentina in salute.
Dire allora che in Argentina c'è un prima e un dopo
Kirchner è, dunque, semplicemente essere rispettosi
della verità. La sua morte è una perdita per
Latinoamérica in generale, ma prima di tutto per il
mio Paese. Spero sinceramente che il processo
iniziato continui a svilupparsi e perfezionarsi,
perché l'Argentina che in milioni sogniamo da tanti,
senza esclusioni né affamati, in cui i diritti di
tutti, specialmente dei deboli, siano rispettati,
sia ogni giorno più vicina. Ma non sono un ingenuo.
In questi giorni vedremo facce compunte di molti che
dentro sorridono mentre affilano le loro armi.
Kirchner è stato criticato per il suo stile di
confronto acceso, ma l'origine della lamentela è
trasparente: ci sono certi potenti che non erano
abituati a che gli mettessero limiti. Persino il più
semplice manuale culinario sa che non c'è modo di
fare una frittata senza rompere uova. Qualcuno ha
detto una volta che si può misurare un uomo per i
nemici che ha saputo guadagnarsi. Se non contassi su
un altro fatto evidente, mi basterebbe la lista dei
potenti antikirchneristas per
stabilire che la statura di quest'uomo deve essere
stato, e senza limitazioni, formidabile.
Nell'Argentina della repressione, quando qualcuno
voleva giustificare un sequestro o una scomparsa,
diceva: Qualcosa avrà fatto. Con Kirchner
bisognerebbe invertire questa frase di merda e dire:
Qualcosa (di buono) avrà fatto.
Ernesto Sabato, l’ultimo eroe
Arte, scrittura, ma anche impegno: le indagini sui desaparecidos. L’autore argentino, di origini italiane, avrebbe compiuto 100 anni a giugno. Il rapporto con Borges
È morto mentre si preparava ai festeggiamenti
per i suoi cent’anni (era nato a Rojas il 24 giugno
del 1911). Da tempo Ernesto Sabato s’era isolato
nella sua casa di Santos Lugares (periferia di
Buenos Aires), colpito severamente dalla malattia.
Ripensava certo alla sua gioventù, alla laurea in
fisica a La Plata, al suo lavoro presso la
Fondazione Curie a Parigi, alla borsa di studio al
MIT di Boston, e alla ricerca sui raggi cosmici; e
poi alle sue prime simpatie per gli anarchici, e
alla virata verso la letteratura, ai suoi libri,
pochi ma talora imponenti, come Sopra eroi e
tombe (1961), il capolavoro, o come L’angelo
dell’abisso (1974) - meno voluminoso Il
Tunnel (1948); e a quelli che facevano corona
attorno, di critica, di riflessione (magnifiche le
pagine sul tango), di ricordi, come Prima della
fine (1998). Rievocava certo gli anni angosciosi
trascorsi a indagare sui «desaparecidos», nella
Commissione nazionale che lo aveva avuto presidente,
dopo il ritorno dell’Argentina alla democrazia, e la
stesura della relazione finale (pubblicata con il
titolo Nunca más «mai più»). Tutti gli occhi
del paese erano stati fissi su di lui, mentre le
madri e le vedove dei «desaparecidos» facevano le
loro ultime manifestazioni. In quei momenti, si era
persino ammutolita la proverbiale, approssimativa
leggenda di una sua rivalità con l’altro grande
scrittore argentino, Borges, leggenda che ora si
ripresenta, addirittura in queste prime ore di lutto
(alludo a un articolo su «La Voz»).

Le vicende biografiche rispecchiano la vastità e varietà degli interessi di Sabato, che non sopportava di essere definito soltanto scrittore. Ricordo un nostro incontro a Washington, in cui mi espresse il suo scetticismo sul mito del progresso, citandomi, con esatta informazione, gli orrori del Medio Oriente e della Bosnia, il traffico di bambini latinoamericani, i disastri prodotti dalla globalizzazione; conosceva le statistiche sulla fame nel mondo, e si domandava se il neoliberalismo dominante sia in grado di migliorare qualcosa. Nei suoi scritti di attualità prevaleva un atteggiamento razionale, tanto razionale da sfociare nello scetticismo; ma in quelli narrativi la ragione si confrontava sempre con l’irrazionale, che pareva anzi un possibile vincitore.
Specialmente in Sopra eroi e tombe, Sabato ha inventato un antimondo sotterraneo, ostile al nostro mondo: una luminosa Buenos Aires, descritta con partecipe realismo, cela una vita sotterranea, che si svolge in caverne, pozzi, grotte, fognature, tane di mostri. L’antimondo manda oscuri messaggi, tramite creature diaboliche, spesso ciechi, visti come una setta esiziale, impegnata a scalzare la nostra ragione. Ecco insomma il Male. Sabato mette in movimento una fantasia costruttiva, che si rivela in un progetto rigoroso; ma il mondo delle tenebre, agìto da una diversa fantasia, pare voler comunicare con noi tramite magia, telepatia, messaggi enigmatici. Anche questi contengono delle verità, dato che spingono a una discesa verso le Madri, una discesa al termine della quale i tunnel e le caverne finiscono per sostituire simbolicamente l’utero. Una sessualità primigenia attira e confonde gli uomini della luce, tanto che l’incesto è la molla dei personaggi principali, attori di incesti verticali (genitori-figli) e orizzontali (fratelli), e il detonatore della tragedia finale. Ma il male non è solo registrato e censito. C’è anche, nel romanzo, una decisa apertura alla storia, presente e passata, della nazione. Il mitico generale Lavalle, vinto in una delle numerose guerre d’indipendenza dell’Argentina, compie un’epica ritirata con i suoi fedeli per sottrarsi alle truppe dei governativi; una ritirata che continuerà anche dopo la sua morte, perché le truppe di Lavalle proseguiranno, portando con loro il suo cadavere. E la lotta per la libertà che Lavalle incarnava nel passato, nel mondo contemporaneo viene da Sabato simboleggiata in Che Guevara (anch’egli argentino, si ricordi), di cui ricostruisce, con una polifonia di testimonianze, la cattura e l’assassinio.
Lo sforzo di Sabato è quello di trovare un senso alle cose. Anche il protagonista del Tunnel, Castel, vede il mondo ricomporsi e riordinarsi nel momento in cui l’amante María focalizza un particolare di un suo quadro sfuggito a tutti. Quando però la sua lucida paranoia lo porterà a uccidere María, di cui ha scoperto segreti dolorosi, ma anche fantasticato turpi moventi, il mondo ripiomberà nel caos. La ricerca del senso passa attraverso la creazione di uno stile realista e fantastico insieme. Sabato lo aveva anche asserito in termini generali: è l’arte stessa che attua la sintesi di realismo e fantasia, perché «in lei si coniugano tutte le facoltà dello spirito umano, essendo essa un regno intermedio fra il sogno e la realtà, fra l’inconscio e il conscio, tra sensibilità e intelligenza».
Cesare Segre
03 maggio 2011(ultima
modifica: 04 maggio 2011)© RIPRODUZIONE RISERVATA
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Walsh: los vecinos que hablaron por primera
vez. Los cuerpos desaparecidos y, pese a que
no hay cuerpos, el reclamo de que los
marinos sean juzgados por homicidio. Los
represores que hablaron más que otra veces.
Sus mujeres. Jorge Bergoglio obligado a
declarar. La individualización de cada uno
de los integrantes del grupo de la Santa
Cruz. El vecino que permitió probar el
secuestro de Remo Berardo. Son solo algunas
imágenes, algunos hitos que dejan los dos
años del primer juicio oral por crímenes
cometidos en la Escuela de Mecánica de la
Armada, que espera la sentencia el próximo
miércoles 26 de octubre.
